Bankitalia: ridurre le aliquote tagliando le spese. Accelerare gli sforzi sul debito
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ROMA — Ridurre il disavanzo ma anche diminuire la pressione fiscale e aumentare gli investimenti pubblici: per la Banca d'Italia i tre obiettivi vanno perseguiti simultaneamente. Senza perdere tempo. E imboccando l'unica strada possibile, «il contenimento della spesa primaria corrente» che è «indifferibile». Altro che tesoretto da spendere, gli economisti dell'Istituto di Via Nazionale, nel nuovo bollettino, diventato trimestrale e più focalizzato sull'Italia, non lasciano spazio a divagazioni nella scelta delle azioni di politica economica. Insomma non ci sarebbero risorse aggiuntive da distogliere all'obiettivo del risanamento dei conti pubblici. Anzi bisogna reperirne di nuove, anche con la lotta all'evasione fiscale, per abbassare le aliquote e fare investimenti, affermano gli esperti di Palazzo Koch con alla mano cifre e proiezioni.
All'analisi della Banca d'Italia fa eco l'ex premier Silvio Berlusconi che dicendosi d'accordo col Governatore Mario Draghi chiede la riduzione delle tasse. Ma anche il leader della Margherita, Francesco Rutelli, secondo il quale «le tasse devono ragionevolmente scendere per chi le paga». Come analogo richiamo a non sciupare l'occasione di un risanamento più veloce era stato nei giorni scorsi anche il leader di Confindustria Luca Cordero diMontezemolo.
GIU' LE TASSE — La pressione fiscale «supera quella media dell'area dell'euro e si colloca in prossimità dei valori massimi storici». Non si può pertanto spingere oltre, affermano gli esperti di Draghi, rilevando che il prossimo anno dovrebbe toccare il 42,8%, lo 0,5 in più del 2006. L'andamento dei conti pubblici «consente di accelerare» il processo di riduzione del disavanzo e quindi del pareggio strutturale di bilancio («essenziale per far diminuire il debito e affrontare per tempo i costi dell'invecchiamento della popolazione»). Ma nel procedere verso tale obiettivo «si dovranno al tempo stesso reperire risorse per ridurre la pressione fiscale». E anche per accrescere gli investimenti pubblici «in diminuzione da due anni». La strada è contenere la spesa primaria corrente, «la cui incidenza sul Pil si è attestata nell'ultimo biennio al 40%, superando anche gli elevati valori raggiunti nei primi anni Novanta».
È VERA CRESCITA? — Banca d'Italia resta prudente sulle prospettive future dell'economia, anche se non dissente dalle previsioni, pari al 2%, fatte dal governo. Nel 2006 le cose sono andate meglio delle previsioni, si afferma, ma per l'anno in corso, che dovrebbe registrare un rallentamento del ritmo di sviluppi in Italia come altrove, restano le incertezze. La «redditività e l'autofinanziamento delle imprese non finanziarie risultano in netto miglioramento» dicono gli esperti di Via Nazionale che si interrogano sul carattere strutturale della ripresa in atto.
Anche se i segnali sono positivi perché indicano il contributo «in misura ancora da verificare» di un «primo progresso strutturale nella capacità delle imprese industriali italiane di affrontare con successo la competizione dei mercati esteri e domestici».
FAMIGLIE PRUDENTI — Il clima di fiducia delle famiglie «migliora lentamente» tanto che, secondo il bollettino della Banca d'Italia, resta un'estrema cautela nelle decisioni di spesa: pure in una situazione di inflazione favorevole, i consumi aumentano a ritmi contenuti e gli investimenti privilegiano attività a basso rischio (depositi e titoli non azionari). Anche se il reddito disponibile nel 2006 sarebbe aumentato di circa l'1,5% in termini reali, come risultato dell'aumento delle retribuzioni unitarie e dell'occupazione. Che cresce (il tasso di disoccupazione nel quarto trimestre del 2006 è sceso al 6,5%, il valore più basso dai primi anni Ottanta) anche se per gran parte nel lavoro dipendente a termine e nella regolarizzazione dei lavoratori stranieri. (Stefania Tamburello)